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Get your shit together

Esercizi di approssimazione per umani

Debutto: Teatro delle Passioni, Modena, 14/02/2020

A proposito di questo spettacolo

Parliamoci chiaro, tutti sbagliamo. Forse non su larga scala ma, almeno una volta, in una qualche forma, in un modo o nell’altro, abbiamo tutti fallito.

Sul palcoscenico, fra documentario, finzione e conferenza, combiniamo teatro, video e nuove tecnologie. Vogliamo condividere la nostra storia occupando ogni spazio della narrazione. Siamo entrambi narratori e personaggi delle storie che raccontiamo; ricercatori e cavie dei nostri stessi esperimenti. Da questa “super-presenza” scenica prende vita un rapporto molto intimo con il pubblico.

All’inizio volevamo parlare dell’errore.
Ci siamo interessati prima di tutto ai glitch (le immagini deformate dall’errore digitale o analogico). Poi ci siamo interessati alle immagini filmate per errore, a quelle che hanno avuto la fortuna o la sfortuna di essere catturate; abbiamo pensato ai piccoli equivoci senza importanza, ai grandi errori della storia, alla sfocatura e all’inadeguatezza della nostra visione del mondo e del reale.
Volevamo parlare di noi, di Luca e Gabriel, della nostra paura di agire, della paura di sbagliare. Avevamo entrambi già provato questa sensazione. Volevamo cercare di catturare il momento dell’errore, quel momento preciso in cui d’improvviso tutto si rovescia, diventa nebuloso, irrisolvibile, sembra perdersi e cadere.
Quello che ci interessa dell’errore è lo stato di irrigidimento che provoca. Un irrigidimento che sembra possa condizionarci in maniera esponenziale: più sbagliamo, più la nostra paura di agire aumenta e finiamo così per rimanere bloccati davanti a un mondo in cui tutto ci appare troppo grande, caotico, pericoloso.

Poi abbiamo sentito questo fatto alla radio: un uomo sulla trentina è rimasto in piedi immobile, una notte, in una stazione di servizio per circa sei ore. Non si sa nulla delle sue intenzioni. L’unica informazione rimasta è il video della telecamera di sorveglianza.

Questo fatto di cronaca è diventato il terreno fertile che accoglie la nostra ricerca; uno sconosciuto è diventato l’eroe del nostro spettacolo. Non sappiamo nulla di lui, perciò può adattarsi a tutti gli scenari in cui vogliamo collocarlo. Può essere la somma di tutti i nostri possibili errori, delle nostre immobilità e paure, ma può anche contenere tutta la nostra forza e voglia di ribellione.
Ha circa la nostra età, ha subito anche lui tutte le critiche della nostra generazione: la generazione dei privilegiati, per i quali ogni cosa è servita su un piatto d’argento, la generazione che non fa rivoluzioni, che resta più a lungo a casa dei genitori, quella dei disoccupati, assistita dalle macchine e dalle nuove tecnologie. Un uomo che è nato con internet e gli smartphones, che ha vissuto i primi anni da adulto nell’era post-industriale, a confronto con l’economia di massa, la sovrapproduzione, la sovrappopolazione, il riscaldamento climatico e l’estinzione delle specie protette. Cosa ha causato la sua  immobilità? Una crisi di panico, un burn-out, un momento di riflessione o un atto di ribellione?
Quest’uomo è diventato nostro amico. L’abbiamo chiamato Sam. Scriviamo la sua storia.

Dati artistici

soggetto, drammaturgia, video Luca Carboni e Gabriel Da Costa
collaborazione artistica e drammaturgia Tatjana Pessoa
collaborazione artistica disegno luci Octavie Piéron
robot sviluppato in collaborazione con il Laboratorio Aperto di Modena
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Collectif Novae (Bruxelles)
in collaborazione con Theatre National de Bretagne – Rennes

 

una produzione di Get your shit together • Produzione Emilia Romagna Teatro