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Macbeth

Le cose nascoste

A proposito di questo spettacolo

In modo dirompente Rifici cerca nella destrutturazione un nuovo spazio di condivisione tra attori e spettatori per indagare sul rapporto del mondo contemporaneo con la pulsione e il desiderio. Il lavoro guarda negli occhi la dimensione archetipica sottesa al testo shakespaeriano e decide di affrontarla chiedendo l’appoggio e la complicità di una coppia di psicanalisti junghiani. Dal confrontarsi con loro e dall’esplorazione ben più che teorica del rapporto psicanalista/ paziente/ oggetto scaturisce una rinnovata lettura del testo e del lavoro con gli attori. Allo stesso modo aleggia l’intuizione che, per questo lavoro, sia necessario costruire una diversa relazione con il pubblico che lo porti a dialogare realmente con quell’aspetto di pulsione e desiderio che è alla base non solo del Macbeth ma delle ragioni per cui il progetto ha avuto inizio. “Thrice to thine, and thrice to mine, and thrice again, to make up nine”. Il numero tre sembra appartenere alla logica di indagine sul materiale testuale ed immaginifico: si pensa ad una adattamento del testo per tre personaggi, si ragiona su una tripartizione dell’azione (rapporto con il pubblico, rapporto fra l’attore e il proprio inconscio, relazione/ messinscena del testo shakespeariano), si affronta la ricerca ed il viaggio verso lo spettacolo con un dialogo fra regista/ autore, drammaturga e dramaturg.

Il male è la pretesa di diventare ciò che non puoi sopportare di essere. L’uomo sta a metà tra gli angeli e le fiere. Questa è la sua condizione. È fatto di entrambe le cose (Drewermann: Le mal). Quanto vorremmo tornare ad uno stato primitivo, dove il desiderio non ha il limite della coscienza? Quanto un uomo è responsabile del male che compie e quando, invece, lo chiamiamo “malato”? Nel nostro primo incontro lo psicanalista parla di “ombra”: tutti abbiamo la nostra ombra. Quanto più rimuoviamo il nostro lato d’ombra, tanto più si rischia che essa abbia il sopravvento. Macbeth cade in un delirio di onnipotenza. Cade nell’archetipo. Pensa di possedere ma è posseduto da esso. Ecco che il tempo scompare. Non vi è in lui un progetto politico ma una folgorazione magica. Oltrepassa una soglia oltre la quale non si può più tornare indietro. Egli è posseduto da una volontà di potenza che supera quella individuale. Banquo invece resta in un piano di realtà, non è colpevole di onnipotenza. Le streghe sono le pulsioni. Banquo sente questa pulsione, ma non ci cade dentro. Macbeth fa quello che tutti desiderano fare: diventare Dio. Ma chi sono le streghe? Sono la regia o la tentazione di Macbeth? Le streghe sono delle cittadine del mondo inconscio, non sono la regia di quel mondo. Chi fa arrivare i sogni? Chi è il regista di questo inconscio collettivo? Ciò che vogliamo fare è far partecipare il pubblico ad un sogno collettivo. Questo è uno dei temi da approfondire. Vogliamo far sì che il pubblico riconosca le pulsioni. Ciò che ciascuno vede in se stesso ma è inconfessabile. Vogliamo entrare nel mondo delle pulsioni per capire cosa possiamo farcene. Perché vogliamo un analista? Perché vogliamo che l’attore si trovi davanti qualcosa che non conosce, che non sa come maneggiare: lo psicanalista è lì per fargli fare un viaggio che non sia semplicemente nell’interpretazione del testo ma nella relazione profonda fra se stesso e il testo. Lavorerà con delle sedute di un’ora per ciascun attore e partirà da una domanda semplice: cosa ti ha colpito dell’opera?

Dati artistici

da William Shakespeare
progetto e regia Carmelo Rifici
drammaturgia Angela Dematté e Carmelo Rifici
dramaturg Simona Gonella
équipe scientifica Dottore Psicoanalista Giuseppe Lombardi e Dottoressa Psicoanalista Luciana Vigato
con (in o.a.) Alessandro Bandini, Angelo Di Genio, Tindaro Granata, Leda Kreider, Christian La Rosa, Maria Pilar Pérez Aspa, Elena Rivoltini
scene Paolo Di Benedetto
costumi Margherita Baldoni
musiche Zeno Gabaglio
disegno luci Gianni Staropoli
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con Teatro Metastasio di Prato, TPE – Teatro Piemonte Europa, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione, Centro Teatrale Santacristina

Sponsor di produzione e coproduzione Clinica Luganese Moncucco

una produzione di Macbeth • Produzione Emilia Romagna Teatro