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Amore

Debutto: Teatro Storchi, Modena, 28/10/2021

A proposito di questo spettacolo

Il nuovo lavoro dell’artista Pippo Delbono sull’Amore, sull’incessante bisogno di Amore e sul tentativo di portare sul palcoscenico azioni ed emozioni che comunichino quel profondo sentimento che è Amore.

Il punto di partenza dell’indagine è il Portogallo: una terra fatta di passione e nostalgia, malinconia ma anche di morte.
E’ infatti dopo un lungo periodo di sofferenza, che un luogo può rivelarsi ameno, dove anche la nostalgia e la tristezza accolgono l’opportunità di incontrare l’Amore.

Nominando la parola Amore, invocandola in maniera laica e sognante, è possibile forse darle ancora voce ma soprattutto liberarla dalla confusione gettata dalla pandemia, da questa terribile odissea globale, che ne ha privata la presenza dai discorsi pubblici.

Dopo tutto quello che è successo, ripartiamo proprio da qui, da questa incessante ricerca, continuiamo con più Amore.

In questo progetto Delbono decide di circondarsi dei sui fedeli compagni di strada con cui poter creare degli incontri con identità altre, guardando con rispetto un paese come il Portogallo, una terra meticcia per vocazione, un crocevia di tradizioni, contaminazioni e voci poetiche dove si sono incontrate culture diverse che hanno generato una profonda apertura all’accoglienza.

“Voglio avvicinarmi a tutto questo come farebbe un bambino – dice Pippo Delbono – dandomi la possibilità di sorprendermi, di ascoltare ciò che gli interpreti che incontreremo avranno da comunicare e condividere. Voglio lasciarmi aperto a ciò che spinge per entrare, a ciò che potrebbe catturarmi in una danza che ancora non conosco.”


Note:
“Ho sempre avuto la necessità di portare dentro al teatro la vita. E la vita in questo momento che cos’è? Oggi, la nostra e la mia esperienza personale con il distacco e la perdita nascondono anche il fantasma di una responsabilità individuale per non aver potuto evitare qualcosa che sarebbe stato forse evitabile. In un periodo di lacerante difficoltà, sono stato investito da una forza dirompente che mi ha letteralmente spinto in una condizione di isolamento; mi sono sentito sopraffatto da qualcosa che era più grande di me. Ho avuto l’impressione di vivere dentro a una pila di scatole cinesi fatta di separazione e dolore, in cui ciascuna scatola appare più penosa di quella appena più grande: lì dentro ci si sente come di fronte a un muro che nasconde dietro di sé un altro muro, che blocca ogni via d’uscita.

Il titolo Amore non vuole avere niente di retorico, è piuttosto il punto attuale di una ricerca iniziata tanto tempo fa. Siamo sempre alla ricerca di amore, tutti, alla ricerca dell’Amore: attraverso le tante vicissitudini dolorose che la vita riserva si passa faticosamente e a guidarci è forse proprio quella instancabile ricerca. Allora voglio provare a riportare nel teatro qualcosa che comunichi quell’Amore, provarci sapendo che come punto di partenza abbiamo scelto una terra come il Portogallo, così profondamente caratterizzata da un immaginario malinconico, struggente, elegiaco. Un luogo fatto di passione e nostalgia, ma anche, oggi soprattutto, di morte.

Dopo un lungo periodo di sofferenza, forse proprio un luogo come questo può rivelarsi ameno, dove anche la nostalgia, la tristezza, nella loro radicata cittadinanza, accolgono l’opportunità di incontrare quella qualità totalmente umana che è l’Amore. La stessa lingua, la sua pronuncia, la sua musica, e così le sue scritture e grafie maneggiano una sottile dolcezza in grado di comunicare una forma di rispetto verso quei sentimenti che altrimenti potremmo leggere e vivere solo come fonte di paura, come qualcosa da, necessariamente, fuggire.

Nel terribile periodo che stiamo vivendo, la narrazione della pandemia sembra poi aver tenuto da parte i risvolti più intimi e personali, che invece sono il centro dell’orrore che il contagio ha diffuso: molte, troppe persone hanno compiuto il proprio ultimo viaggio in totale solitudine; non è stato possibile ai loro cari assisterle fino alla fine. Come accadeva tra le pagine dei Promessi sposi o nella Peste – del corpo e dell’anima – di Albert Camus, milioni di persone se ne sono andati senza poter udire parole d’amore e di conforto, ma, come unico suono, quello del proprio stesso respiro che si spegneva. Possiamo così riuscire a redimere la parola Amore da ogni retorica? Nominandola, invocandola in maniera laica, sognante, abbiamo forse la possibilità di darle voce e, a lungo grande assente nei discorsi pubblici, liberarla dalla confusione che ha regnato sull’intera narrazione di questa odissea globale. Dopo tutto quello che è successo, ripartiamo proprio da qui, da questa incessante ricerca, continuiamo con più Amore; altrimenti si torna a dove eravamo prima e un’esperienza terribile come questa non sarà servita a nulla. Torniamo invece lì dove eravamo, ma con una nuova consapevolezza; torniamo a un periodo in cui quella parola aveva un proprio senso, un momento – e a partire da un luogo – in cui ci si amava e si parlava di amore con la nostalgia del fado, allontanando l’ingombrante presenza della morte.

In questo progetto intendo ancora circondarmi dei miei fedeli compagni di strada, ma anche con loro creare degli incontri con identità altre, guardando con rispetto un paese come il Portogallo, un crocevia di tradizioni, contaminazioni, una terra meticcia per vocazione, dove si sono incontrate culture diverse che hanno generato una profonda apertura. Lo leggo in certa poesia, nei versi di Fernando Pessoa, ma anche in quelli di Eugénio de Andrade, nel mondo vicino di Federico Garcia Lorca; lo ascolto nelle canzoni, nelle liriche del fado. Voglio avvicinarmi a tutto questo come farebbe un bambino, dandomi la possibilità di sorprendermi, di ascoltare ciò che gli interpreti che incontreremo avranno da comunicare e condividere di una realtà estremamente dura. Voglio lasciarmi aperto a ciò che spinge per entrare, a ciò che potrebbe catturarmi in una danza che ancora non conosco.”

Pippo Delbono

Prima nazionale 

Dati artistici

uno spettacolo di Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Aline Frazão, Mario Intruglio, Pedro Joia, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Miguel Ramos, Pepe Robledo, Grazia Spinella

collaboratori artistici Pedro Joia (musiche), Joana Villaverde (scene), Elena Giampaoli (costumi), Orlando Bolognesi (luci), Tiago Bartolomeu Costa (consulenza letteraria)

direttore tecnico dell’allestimento Orlando Bolognesi
direttore tecnico in tournée Fabio Sajiz
suono Pietro Tirella
capo macchinista Enrico Zucchelli
responsabile di progetto in Portogallo Renzo Barsotti
responsabile di produzione Alessandra Vinanti
organizzazione Silvia Cassanelli
amministratore di compagnia Davide Martini
assistente volontaria Susana Silverio

produttore esecutivo Emilia Romagna Teatro Fondazione
co-produttori associati São Luiz Teatro Municipal – Lisbona, Pirilampo Artes Lda, Câmara Municipal de Setúbal, Rota Clandestina, República Portuguesa – Cultura / Direção-Geral das Artes (Portogallo), Fondazione Teatro Metastasio di Prato (Italia)
co-produttori Teatro Coliseo, Buenos Aires, Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, ItaliaXXI (Argentina), Comédie de Genève (Svizzera), Théâtre de Liège (Belgio), Les 2 Scènes – Scène Nationale de Besançon (Francia), KVS Bruxelles (Belgio), Sibiu International Theatre Festival/Radu Stanca National Theater (Romania)
con il sostegno del Ministero della Cultura (Italia)

Si ringraziano per i costumi São Luiz Teatro Municipal di Lisbona, Théâtre de Liège e la Compagnia Teatro O Bando

foto di Estelle Valente – São Luiz Teatro Municipal

una produzione di Amore • Produzione Emilia Romagna Teatro