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Afghanistan: il grande gioco

Debutto: Teatro dell'Elfo, Milano, 17 /01/2017

A proposito di questo spettacolo

The Great Game – Afghanistan è un affresco teatrale diviso in 13 stazioni che il Tricycle Theatre di Londra ha commissionato ad altrettanti autori per raccontare il rapporto complesso e quasi sempre fallimentare che l’Occidente ha avuto con l’Afghanistan, stato che per la sua posizione geografica ha da sempre rivestito un’importanza strategica fondamentale nello scacchiere mondiale. Il progetto ha debuttato nell’aprile 2009 e ha riempito le sale per tre mesi, elogiato dal Daily Telegraph, per il quale era “in cima alla lista dei migliori spettacoli dell’anno”, come dal Guardian: “qualcosa di importante è accaduta al Tricycle dove la storia e la cultura dell’Afganistan sono state portate in scena in un modo emozionante e provocatorio”. L’anno seguente è stato replicato anche negli Stati Uniti (Washington, Minneapolis e New York). Il Tricycle Theatre ha suddiviso questo spettacolo in tre capitoli:Invasione e indipendenza 1842 – 1930, Il comunismo, i Mujahedin e i Talebani 1979 – 1996 e Enduring Freedom 1996 – 2010.

L’espressione ‘il grande gioco’ è stata utilizzata per la prima volta nel 1827 da un ufficiale britannico per definire il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie e dei servizi segreti, che contrappose Gran Bretagna e Russia in Medio Oriente e Asia centrale nel corso di tutto il XIX secolo. Rudyard Kipling ha introdotto l’espressione ‘the great game’ nel racconto Kimfacendola diventare di uso comune.
Il Teatro dell’Elfo continua la sua indagine sulla drammaturgia anglosassone e trova in questa grande epopea, che copre un arco di tempo che va dal 1842 ai giorni nostri, una nuova e irrinunciabile occasione di teatro che racconta il presente. Il progetto, suddiviso in due parti, viene realizzato in coproduzione con Emilia Romagna Fondazione Teatro, partner dell’Elfo anche nell’altrettanto ambiziosa impresa di Angels in America.

Per la prima parte, i registi Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani hanno scelto i testi di Stephen Jeffreys (Trombettieri alle porte di Jalalabad), Ron Hutchinson (La linea di Durand) e Joy Wilkinson (Questo è il momento) che riguardano il periodo 1842 – 1930 e i testi di Lee Blessing (Legna per il fuoco) e David Greig (Minigonne di Kabul) che appartengono al periodo 1979 – 1996.
«Il londinese Trycicle Theatre diretto da Nicolas Kent e Indhu Rubasingham – spiega Bruni – è la più grande officina di teatro politico inglese; nel 2004 ha messo in scena Guantànamo (per citare il testo più famoso, rappresentato anche nel West End, a New York e al Congresso degli Stati Uniti). Il progetto The Great game è però un caso clamoroso: il generale David Richards, capo delle Forze armate in Afghanistan, l’ha talmente apprezzato da obbligare i reduci di quella guerra e i soldati in partenza ad assistere allo spettacolo. Se l’avessi visto prima, scrisse sul Timesil 3 agosto 2010, sarei stato un generale migliore. Era così convinto che organizzò due recite per il personale del Pentagono».
«Il primo atto, Trombettieri alle porte di Jalalabad di Stephen Jeffreys – continua Bruni – è la storia di quattro trombettieri che scrutano l’orizzonte: il figlio del khan ha promesso agli inglesi un ritiro in pace, ma su 220 mila uomini ne arriveranno in India solo 70, gli altri verranno trucidati. È metafora e parabola del disastro: questa terra è una trappola geografica dalla quale non puoi più uscire». L’ultimo capitolo in scena quest’anno è Minigonne di Kabul di David Greig «che racconta di Najibullah, l’emiro filosovietico che negli anni Ottanta fece una fine orrenda per colpa degli integralisti talebani. Greig ci parla di quella Kabul frequentata anche da italiani (tra cui il pittore Alighiero Boetti) di quell’albergo chiamato One perché costava un dollaro. La prima parte del nostro spettacolo arriva alla fine dell’influenza occidentale; i capitoli sui talebani e su Enduring Freedom saranno allestiti l’anno prossimo».
Bruni conclude: «Afghanistan, il Grande Gioco fa parte di quel teatro anglosassone che ci piace. La storia dei rapporti tra Occidente e Afghanistan è metafora di tutti gli errori fatti in Medio Oriente e Asia anche per ignoranza: ci piace che venga raccontato un periodo di cui si sa poco ma ci coinvolge tanto, riaffermando l’idea di un teatro che parla di civiltà continuando a essere vivo». E aggiunge De Capitani: «Vorremmo trasmettere anche noi la coscienza di quanto sia paradigmatica la storia di 180 anni di rapporti tra Occidente e Afghanistan».

Dati artistici

di Lee Blessing, David Greig, Ron Hutchinson, Stephen Jeffreys, Joy Wilkinson
regia Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani
traduzione Lucio De Capitani
con Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Leonardo Lidi, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino, Hossein Taheri
scene e costumi Carlo Sala
video Francesco Frongia
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
produzione TEATRO DELL' ELFO, EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
in collaborazione con Napoli Teatro Festival

foto di Lalia Pozzo

una produzione di Afghanistan: il grande gioco • Produzione Emilia Romagna Teatro