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Riccardo3

L’avversario

Debutto: Teatro Arena del Sole, Bologna, 23/10/2018

A proposito di questo spettacolo

Il testo rilegge in chiave contemporanea un grande classico di Shakespeare: Riccardo III, oggi demone recluso e indomito, che viene qui sottratto al medioevo inglese e diventa abitante del presente, dando vita a una messa in scena che non sarà una pura variazione sul tema ma qualcosa di “meno rassicurante”. L’ambientazione non è quella di un sala da palazzo reale quattrocentesca, ma sul palcoscenico è tutto bianco e verde acido, pareti che ricordano molto da vicino la stanza di un ospedale: un letto, una sedia a rotelle, un grande specchio. Forse ci troviamo all’interno di un ospedale psichiatrico o un manicomio criminale e forse stiamo per assistere a una terapia sperimentale che porterà un paziente ad affrontare gli orrori di cui si è macchiato. O forse siamo proprio dentro la sua mente abitata da incubi e fantasmi.
In scena Enzo Vetrano nel ruolo di Riccardo, Stefano Randisi è Lady Anna, ma anche un sicario, Giorgio di Clarence, Buckingham, Edoardo e Richmond, e Giovanni Moschella è tutti gli altri personaggi: un altro sicario, Hastings, Elisabetta, il principino, Margherita, il sindaco di Londra, Stanley.
Uno spazio algido dove tutto è fatto della stessa sostanza degli incubi: le vecchie foto, le incisioni sbiadite e le apparizioni, in cui i “forse” sono più delle certezze e governano la messa in scena, gli scambi di ruoli, le ambiguità dei personaggi.

 

Note di drammaturgia e regia

La terapia/psicodramma ha inizio: la corona passa da una testa a un’altra, la ghigliottina si abbatte feroce, le campane suonano a festa o a morto, mentre un corvo si aggira, come se quel luogo gli appartenesse. E soprattutto, c’è un’iniezione che incombe come una spada di Damocle. O piuttosto di Richmond, in questo caso. In un luogo pieno di fantasmi, rivive la vicenda di Riccardo di Gloucester – il malvagio più malvagio, ma al tempo stesso più terribilmente simpatico mai creato dal genio umano – e dei suoi omicidi seriali, ma, al momento del gran finale, giusto un istante prima della morte («Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!») Riccardo risorge dai suoi peccati e con il suo ultimo monologo visionario si congeda, accoglie la liberazione che gli giunge non dalla spada di Richmond ma dall’iniezione che gli viene somministrata: sedato, ridotto alla passività. È l’inizio del recupero o la fine della speranza? È solo questione di tempo oppure quella iniezione è una conquista che permette la liberazione definitiva dal male?
Parafrasando Macbeth e il suo «Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow», a noi resta soltanto un «Forse e Forse e ancora Forse». L’unica cosa di cui siamo sicuri è che ora il protagonista – dopo aver riconosciuto il sangue versato – è annichilito.
Tutto sommato non è nemmeno così importante essere sicuri chi è il medico, chi l’infermiere e chi il paziente, o se si tratta di diversi criminali coinvolti nello stesso esperimento: sembrano più le due identità di una stessa persona. Uno l’avversario dell’altro.
Quella corona, per cui tutto questo è accaduto, nella storia, in teatro e nella vita, ora giace abbandonata. Sul letto da ospedale o sul palcoscenico: in qualunque angolo di questa stanza dedicata alla somministrazione del dolore. Lo spettacolo è finito. L’unica cosa che può sopravvivere a tutta questa devastazione è solo il Teatro, con i suoi fantasmi. E tutti i suoi illusori forse.

Francesco Qui, Enzo, è la prima e unica volta che puoi uscire di scena in tutto lo spettacolo.
Stefano Era l’ora!
Enzo Ma io non esco… perché dovrei?
Vado allo specchio, mi guardo e lì, nello specchio, mi vedo deforme… o più bello.

 

Francesco Niccolini, Stefano Randisi ed Enzo Vetrano


Un diritto negato
Quando più di due anni fa ho iniziato a tradurre e adattare il Riccardo III, un testo e un personaggio che amo alla follia da molti anni, credevo di farlo per una pura scommessa: volevo capire se era possibile mettere in scena quel capolavoro con un attore solo.
Persi rapidamente la scommessa, ma capii che in tre – invece – non solo era possibile, ma (se fossero stati tre uomini) anche molto divertente.
Grazie a Stefano Randisi e a Enzo Vetrano invece ho compreso che questo lavoro aveva ben altro significato che vincere o perdere una stupida scommessa: era, inaspettatamente, il più provocatorio, improbabile ma – permettetemi – convincente appello al diritto all’eutanasia. Anche in Italia. Anche per un uomo malvagio. O semplicemente per un uomo malato che non vuole più continuare a soffrire nel proprio corpo.
Dal giorno felice in cui ho incontrato Enzo e Stefano (e per questo non smetterò mai di ringraziare Dimitri Frosali di Arca Azzurra), il testo che avevo scritto è cambiato pochissimo, come raramente mi accade, eppure è cambiato radicalmente: ha trovato in un ospedale psichiatrico la sua collocazione, e nella tragedia di un celebre pluriomicida francese, Jean-Claude Romand, sul quale avevo lavorato più di dieci anni fa per conto della televisione svizzera, un’autentica reincarnazione. Questo Riccardo ha così assunto i panni non solo del mostro, ma anche quelli di un uomo che chiede di essere liberato da un corpo che lo tormenta. La nostra risposta è sì, che è un diritto inalienabile. Lo è per ogni uomo sulla terra, compreso il più malvagio. Ci auguriamo che un giorno sia un diritto anche in questa nostra povera Italia.
Qui mi fermo e lascio la parola a uno dei più grandi studiosi di Shakespeare: è appena stato pubblicato in Italia un bellissimo libro sui tiranni nelle tragedie shakespeariane: ovvio che Riccardo III abbia un ruolo fondamentale. Il ritratto che ne viene fatto è notevolissimo…

Francesco Niccolini

Durata: 1 ora e 30 minuti

Dati artistici

di Francesco Niccolini
molto liberamente ispirato al "Riccardo III" di William Shakespeare e ai crimini di Jean-Claude Romand
regia Enzo Vetrano, Stefano Randisi
con Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella
assistenti alla regia Lorenzo Galletti, Roberto Aldorasi
scene e costumi Mela Dell’Erba
luci Max Mugnai

macchinista Lorenzo Galletti
datore luci Antonio Rinaldi
fonico Giacomo Polverino
organizzazione Lorenzo Galletti
amministrazione Valentina Strambi
scena costruita nel laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione
capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruttori Riccardo Betti, Marco Fieni, Sergio Puzzo
scenografo decoratore Lucia Bramati
realizzazione costumi Maison Bizarre
produzione Arca Azzurra Produzioni, ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Le tre corde/Compagnia Vetrano Randisi

PROGETTO SUSPIR Shakespeare drammaturgo infinito

foto di Luca Del Pia

una produzione di Riccardo3 • Produzione Emilia Romagna Teatro