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Sweet Home Utopia

Dialogo tra Europa e democrazia

A proposito di questo evento

La XV edizione di VIE Festival si inserisce in una stagione, “Bye Bye ‘900?”, incentrata sul rapporto con il Ventesimo secolo e su un’indagine sulla sua eredità, tra ideologie, miti e utopie. VIE 2020 intende allora concentrare la propria analisi sulla relazione con l’Europa e sul rapporto tra questo grande organismo con i valori della democrazia.
Se gli obiettivi più chiari del Terzo millennio appaiono essere quelli del clima, del mutamento demografico, di quello che interessa l’ambiente delle comunicazioni digitali e i conseguenti rivolgimenti sulla situazione economica e occupazionale, ciascuno di questi fenomeni prende e cambia forma sullo sfondo di un ordine politico che, sopra a ogni altra istanza, sta tentando di conservare quella democratica.
Prima di lasciare il campo alla scena contemporanea, tra teatro, danza, performance art e musica, il festival vuole dare il benvenuto al pubblico e agli artisti offrendo un evento in cui ascoltare le voci di due figure appartenenti al mondo del pensiero e delle idee, che proprio a quell’Europa e al suo rapporto con la democrazia stanno contribuendo a dare corpo.
Due studiosi di fama internazionale – Donald Sassoon (Gran Bretagna) e Fernando Savater (Spagna) – restituiscono al pubblico un pensiero su questi temi, intrecciandosi con un intervento della filosofa Michela Marzano, e con momenti di lettura curati e realizzati dall’attore Lino Guanciale, letture che intendono arricchire gli interventi con una suggestione più letteraria, una tessitura emotiva in grado di far risaltare tematiche e intuizioni attraverso il mezzo della lettura ad alta voce.

Ingresso libero

Dati

con Donald Sassoon e Fernando Savater
interviene Michela Marzano
letture curate ed eseguite da Lino Guanciale

 

Fernando Savater
Nato a San Sebastian nel 1947, è considerato uno dei filosofi contemporanei più importanti della scena europea. Con alle spalle una carriera trentennale in qualità di docente di Filosofia nei Paesi Baschi e presso l’Universidad Complutense di Madrid, si è occupato di divulgazione filosofica e di critica culturale. Proprio l’esperienza critica dell’indipendenza basca è stata al centro di una riflessione di Savater condotta, attivamente e sul campo, in favore del ripristino della pace e contro il terrorismo e il nazionalismo basco. Questo atteggiamento anticonformista ha costretto lo studioso ad accettare la protezione di una scorta di stato.
Unione Progresso e Democrazia il nome del partito politico fondato da Savater nel 2007 insieme all’ex parlamentare socialista Rosa Díez, ancora una volta schierandosi contro ogni rigurgito nazionalista e promuovendo la riunificazione pacifica del paese.
A caratterizzare la sua opera di divulgazione scientifica è un linguaggio piano e semplice, che proietta i principi del pensiero filosofico sugli aspetti più concreti della quotidianità, una “filosofia applicata” al vivere sociale che ha trovato spazio nelle pagine della sua opera più importante, Etica per un figlio. In dialogo con il figlio Amador, Savater propone con vigore estremamente contemporaneo una forma di ragionamento laico e libero da dogmi, alla ricerca di un bene concreto, le cui radici morali vanno ricercate nella conoscenza pratica, nella distinzione sempre dinamica tra “profitto mortale” e ricerca di un sano vivere comune. L’obiettivo è una forma nuova di “saper vivere”, non «una scienza esatta come la matematica, ma un’arte come la musica».
La ricerca di Savater, per il quale «la prima condizione dell’etica è la determinazione a non vivere come capita» va in cerca di un genuino “senso di libertà”, lontano dallo sterile inseguimento del benessere personale o di ogni forma di “onnipotenza”. Questo atteggiamento porta a strutturare modalità strategiche di reazione agli avvenimenti quotidiani, così come vengono plasmati dall’organizzazione geopolitica attuale, riconquistando il valore di un atto di responsabilità personale nell’ampliarsi e nel migliorarsi di una coscienza civica.

Donald Sassoon
Classe 1946, è professore emerito di Storia europea comparata presso la Queen Mary University of London. È stato allievo di Eric J. Hobsbawn ed è considerato uno dei maggiori storici contemporanei. Oltre ad aver portato la propria ricerca in atenei in Austria, Francia, Stati Uniti e Australia, il suo rapporto con l’Italia è di profonda conoscenza, arricchita da un continuativo incarico di docenza nelle università di Trento e Padova. Forte di una intensa attività di divulgazione su canali editoriali, con traduzioni in oltre dieci lingue, e sui maggiori periodici internazionali, il suo pensiero si riferisce alla storia culturale, politica ed economica europea, attraverso l’analisi delle dinamiche di cambiamento sociale, dei fenomeni di apertura e chiusura dei confini e della formazione della mentalità comunitaria (come nella monumentale opera La cultura degli europei. Dal 1800 a oggi, Rizzoli 2008).
Una materia a fondo affrontata da Sassoon è l’origine della crisi globale contemporanea, che sembra indirizzare la civiltà occidentale a una forma di rapido declino. Il suo ultimo libro, Sintomi morbosi (Garzanti, 2019), muove i propri passi da una considerazione di Antonio Gramsci, secondo il quale «la crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati». Sassoon analizza gli eventi contemporanei sulla scala politica internazionale, evidenziando la proliferazione di movimenti nazionalisti e sovranisti, le manifestazioni razziste e xenofobe, la sfiducia nei partiti tradizionali e l’aumento delle diseguaglianze. Nello stringere il focus sulla questione europea, in questa come in altre opere, Sassoon mette a frutto la propria condizione di abitante del Vecchio continente, arricchita però da una profonda esperienza di altre geografie politiche e culturali, dedicando la propria ricerca a un’analisi comparata tra radici ideologiche (ampio materiale è stato dedicato alla storia delle sinistre europee e dei partiti socialisti) e sviluppi materiali di carattere economico e sociale. In particolare è importante la sua teoria sulla disillusione sull’idea di Europa, che deriverebbe dalla «fine della fiducia nel progresso economico».