Al presente
A proposito di questo spettacolo
Una stanza bianca evoca l’istituzione psichiatrica.
Il protagonista è rappresentato da un manichino, è il visitatore del luogo, appare assorto nei pensieri e nelle visioni.
tornano nello spazio bianco le diverse presenze dei pazienti che hanno popolato la stanza, tornano ad interloquire con il protagonista che si perde in ricordi personali evocati da immagini acquarellate. Sono proprio i pazienti a condurlo nel viaggio della mente: passa da un pensiero, a un ricordo, ad uno stato d’animo, così come avviene nella solitudine, in quell’apparente immobilità esterna, mentre nell’immaginario tutto continua a muoversi.
I pazienti psichiatrici incontrati, diventano quel popolo di figure che gravitano intorno a lui e tengono viva la sua coscienza.
L’attore diventa le figure che popolano l’immaginazione dell’uomo assorto, assume il comportamento, la voce, la postura degli esseri evocati, compone il mosaico di una mente in movimento nell’immaginazione.
«Quando entrai a lavorare come conduttore di un atelier di pittura nella comunità psichiatrica avevo trent’anni, sono uscito a quarantadue.
E per otto anni ancora, sono rimasto in contatto con i pazienti.
Quando venni a contatto con la realtà psichiatrica capii che potevo portare il mio fardello esistenziale con più leggerezza.
Le presenze dei pazienti che mi hanno accompagnato per anni restano intorno a me, con le loro voci, le loro tragedie e leggerezze.
“Al presente” resta un tracciato da ripercorrere: le presenze, le parole e le musiche sono tracce di un passato che continua a interloquire con il mio tempo presente.»
Danio Manfredini
Dati artistici
foto di Umberto Costamagna