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Chi ha ucciso mio padre

Debutto: Teatro delle Passioni, Modena, 22/02/2020

A proposito di questo spettacolo

Un vero e proprio caso nel mondo della letteratura contemporanea francese: Chi ha ucciso mio padre, opera del giovane scrittore Édouard Louis, ora in scena per la regia di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini.

Per la prima volta Deflorian/Tagliarini portano in scena un testo non scritto da loro, ma da un autore con cui condividono affinità importanti, a cominciare dalla relazione tra vita e finzione e il faticoso rapporto tra il singolo individuo e la società.

Un’esperienza individuale e collettiva in un dialogo per voce sola.
Uno sguardo non più rabbioso, ma riconciliato verso i cattivi padri. Un’intimità che continuamente si apre alla Storia e al presente.

Il ’68 i padri li voleva uccidere, così si diceva. Quarant’anni dopo, nelle pagine di un testo dettato, un giovane scrittore si mette a caccia degli assassini del padre e li scopre tra i dominanti, ma soprattutto rimette all’ordine del giorno della scrittura le vite di cui nessuno vuole più sentir parlare, le nude vite di coloro a cui il potere toglie qualunque protezione.

Ma cosa è accaduto nel frattempo?

Louis lo racconta, quasi fiabescamente in una pagina di questo dialogo per voce sola, dentro una classe operaia ormai condannata all’obsolescenza dalla voga liberista dove un figlio omosessuale se la deve vedere con un padre ossessionato dal maschile e dalla consapevolezza di essere a sua volta un emarginato, un dominato, un perdente, proprio come le persone che più odia e a cui più teme di rassomigliare, gli arabi, le donne, gli effeminati.

Una drammaturgia performativa che guarda sempre di più alla letteratura.

Scegliendo Francesco Alberici come interprete gli artisti hanno cercato la massima distanza possibile dal mimetismo con la voce che in Chi ha ucciso mio padre parla in prima persona per raccontare la storia di tutti noi attraverso una storia di uno solo.


Note di regia

“Il ’68 i padri li voleva uccidere–così si diceva. Quarant’anni dopo, nelle pagine di un testo dettato, sono parole dello stesso Edouard Louis, non dalle esigenze della letteratura, ma da quelle della necessità e dell’urgenza–da quelle del fuoco–uno scrittore di 26 anni si mette in caccia degli assassini del padre…Il miracolo è che questo atto d’accusa non rende meno toccante la kafkiana “lettera al padre” in cui il figlio dà ripetutamente del tu all’uomo che per anni gli ha negato ogni confronto, eludendo in tal modo il confronto con sé stesso. Cercandolo e trovandolo dove lui non sa nemmeno di essere, nelle profondità di una vocazione subito espropriata dalle dure leggi di una condizione sociale che da sempre è anche un’ideologia, un aspetto della dominazione.

Che sia la parola rivoluzione–detta dal padre–l’ultima parola del testo può far riflettere: una fortissima inquietudine corrode il cuore della Francia profonda (e non solo). Ma è più interessante chiedersi cosa è accaduto nel frattempo.
E cosa è accaduto Louis lo racconta, quasi fiabescamente in una pagina di questo dialogo per voce sola: «Un giorno, in autunno–scrive–erano stati aumentati di quasi cento euro gli aiuti per il nuovo anno scolastico. Erano versati ogni anno alle famiglie per aiutarle a comprare la cancelleria, i quaderni, le cartelle. Eri pazzo di gioia, avevi gridato in soggiorno: andiamo al mare, e siamo andati in sei nella nostra macchina da cinque…Tutto il giorno è stato una festa.

Non ho mai visto le famiglie che hanno tutto andare al mare per festeggiare una decisione politica, perché la politica per loro non cambia quasi nulla». La vera differenza, in questo scarno e incisivo racconto di un padre e di un figlio rispetto a quelli che si sono succeduti nella storia della letteratura, sta proprio nella scena in cui si svolge […] Scrittore che visibilmente guarda al teatro, Edouard Louis diventa per noi il logico passaggio verso una drammaturgia performativa che guarda sempre di più alla letteratura: abituati a portare in scena le nostre parole e il nostro vissuto-distillati attraverso il lungo percorso di prove-per la prima volta abbiamo scelto di affidarci al testo di un altro con cui condividiamo alcune affinità fondamentali.
A cominciare, ovviamente, dalla relazione tra vita e finzione. E per compiere un’altra tappa nella ricerca che da tempo ci accompagna sui legami tra figura e sfondo, tra esperienza singolare ed esperienza collettiva. Scegliendo Francesco Alberici come interprete abbiamo cercato la massima distanza possibile dal mimetismo con la voce che in Chi ha ucciso mio padre parla in prima persona. Non è nella somiglianza che cerchiamo un piano di verità tra questa storia e il pubblico, ma nella possibilità, aperta dalla didascalia iniziale del testo di raccontare la storia di tutti noi attraverso una storia di uno solo. La nostra regia e l’interpretazione di Francesco Alberici non saranno altro che lo sviluppo ulteriore di un cantiere dove da molto tempo lavoriamo insieme.”

Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

Durata: 1 ora e 30 minuti

Dati artistici

testo di Édouard Louis
regia Daria Deflorian, Antonio Tagliarini
traduzione di Annalisa Romani edita da Bompiani / Giunti Editore S.p.A.
adattamento italiano Francesco Alberici, Daria Deflorian, Antonio Tagliarini
collaborazione all’adattamento Attilio Scarpellini
con Francesco Alberici

luci Giulia Pastore
suono Emanuele Pontecorvo
costumi Metella Raboni
assistenza alla regia Chiara Boitani
collaborazione artistica Andrea Pizzalis
organizzazione e promozione Giulia Galzigni  / Parallèle
amministrazione Grazia Sgueglia
produzione A.D., Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro Fondazione, TPE-Teatro Piemonte Europa / Festival delle Colline Torinesi e FOG Triennale Milano Performing Arts 

Qui a tué mon père, Copyright © 2018 Édouard Louis / All rights reserved
Édouard Louis, Chi ha ucciso mio padre, traduzione di Annalisa Romani © 2019 / Giunti Editore S.p.A./Bompiani

foto di locandina Andrea Pizzalis
foto di scena Luca Del Pia 

una produzione di Chi ha ucciso mio padre • Produzione Emilia Romagna Teatro
patrocinato da

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