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Questo buio feroce

Debutto: Teatro Argentina, Roma, 3/10/2006

A proposito di questo spettacolo

Una stanza bianca. Vuota. Una scatola senza finestre. Tagli di luce dall’alto. Un battito di un cuore che pulsa forte, sempre più forte. E poi scompare.
Esseri umani sconosciuti tra di loro. Alieni. Di un tempo futuro e di un tempo passato. Eleganti. Dai vestiti antichi e alla moda. Il viso bianco.
Riproducono giochi. Di adulti. Sadici. Violenti. Crudi.
Salò, il film sacro di Pasolini sulla bestialità dell’essere umano. Questo buio feroce. Esseri umani. Persi. Isolati tra loro. Si cercano. Si trovano. Si perdono. Di nuovo.
«Ognuno traccia intorno a sé un cerchio magico e lascia fuori tutto quello che non si adatta ai suoi giochi segreti».
Esseri Umani. Che gridano. Che piangono.
Come bambini. Incoscienti. Perduti. Un gioco che si allarga verso quelli che li guardano nella platea. Lo spazio che li divide da loro scompare. Il cerchio magico si allarga. E poi si richiude di nuovo. Come una pietra gettata in un lago. Che crea altri cerchi. Cerchi che si moltiplicano, si accavallano, ritornano, scompaiono. Come le note di una musica che si ripetono uguali e diverse. Un polmone vivo sotto l’acqua apparentemente ferma. Che pulsa. La pietra sopra il cuore. Il battito del cuore sotto la pietra. Una breccia feroce di luce come i tagli di luce nei drammatici visi del Caravaggio. Voglio gente per rincorrere con me la luce. È un’esplosione. Un concerto rock. Una catarsi. Una rivolta. Rompere i muri con un grido che squarcia la tela come nei quadri di Frida Kahlo la pittrice messicana che dipingeva la sua carne ferita. O i corpi grassi dei torturati nei dipinti del colombiano Botero. Dilaniati.
Da un paese in guerra da anni, da molti anni. Da sempre. E i fiori che spuntano ancora da quella carne. Morta. «Per un minuto di vita, per un minuto vedere nel cervello piccoli fiori». I fiori rossi sempre più fiori da sempre più ferite. Luce sempre più luce nonostante il buio. «Vedere piccoli fiori che danzano come parole sulla bocca di un muto». Ancora, ancora voglio scrivere d’amore.

Pippo Delbono

 

Dati artistici

uno spettacolo di Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Raffaella Banchelli, Bobò, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo

scene Claude Santerre
luci Robert John Resteghini
direttore tecnico Fabio Sajiz
responsabile suono e fonico Angelo Colonna
luci Orlando Bolognesi
sarta Carla Taddei 
macchinisti Andrea Colò, Mattia Manna
scene e costumi realizzati nei laboratori del Théâtre de la Place di Liege
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Festival delle Colline Torinesi, Théatre de la Place di Liege, Théatre du Rond Point- Paris, TNT Théatre National de Toulouse Midi – Pyrénées, Maison de la Culture d’Amiens, Le Merlan Scène Nationale de Marseille, Le Fanal Scène Nationale de Saint Nazaire

foto di Gianluigi Di Napoli

una produzione di Questo buio feroce • Produzione Emilia Romagna Teatro