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Ascanio Celestini

Ascanio Celestini

Ascanio Celestini prende parte al cartellone #laculturanonsiferma leggendo Il camminatore - brano da lui recentemente scritto - e tre racconti dal titolo Secondo Matteo, Bologna e Pinelli.

Il camminatore
due vite ai tempi del contagio
Ascanio Celestini raccoglie storie dalla realtà che lo circonda, che entrano a far parte di un ingranaggio più ampio, lo scorrere quotidiano degli eventi, di cui anche la noia fa parte, come scrive lui stesso.
«...Trovo che il lavoro degli antropologi sia straordinario. Partono e attraversano il mondo. Vivono anni tra gli indigeni di paesi che hanno nomi che da questa parte del pianeta non riusciamo a pronunciare. Ma quanto è lontano l’altrove? E sarà possibile tornare indietro? [...] Ho scelto questa seconda opportunità. Ho raccolto storie tra le persone della mia famiglia, del mondo al quale appartengo. Cercando di prendere delle piccole storie e giocarci come con un ingranaggio che funziona da sempre, ma nel quale finisce qualcosa di estraneo che lo fa incagliare. Così i due personaggi di questa piccola storia si sono relazionati per tutta la vita in maniera tale da incastrarsi perfettamente. Anche la noia fa parte del procedere quotidiano. Finché arriva il parassita del quale si parla alla televisione. Un estraneo non previsto. Non serve conoscere come va a finire. Basta intravedere il destino all’orizzonte...».

Celestini regala al pubblico tre racconti che ripercorrono fatti di cronaca e storia italiana: parole che parlano di perdita e che danno vita a una profonda riflessione sull’oggi, sulla quotidianità che viviamo e che inevitabilmente non riusciamo a guardare con distacco.

Secondo Matteo
dallo spettacolo Io cammino in fila indiana
«...La cronaca ci racconta i fatti e noi riusciamo a capire di cosa si tratti perché viviamo nello stesso contesto in cui essi accadono. Per leggere un giornale possiamo dare per scontato un mucchio di questioni e personaggi sottintesi [...] Ma appena cominciamo a allontanarci nel tempo e nello spazio tutto questo insieme di elementi sottintesi cominciano a mancarci. Allora mi sono messo a scrivere cercando di parlare delle problematiche del presente senza ancorarmi alla cronaca. I Berlusconi o Bush o Putin (ma potevano essere anche Giolitti, Fanfani o Talleyrand) sono diventati individui di fantasia, ma fatti della loro stessa sostanza. L’epidemia che scoppia nel piccolo paese non è in particolare Covid-19, il disastro ecologico di questi ultimi decenni, né la violenza delle classi dominanti in particolare, ma riassume tante differenti cause che portano allo smembramento del corpo sociale».

Pinelli e Bologna
dallo spettacolo Barzellette
«La morte di Giuseppe Pinelli e la strage di Bologna sono due avvenimenti che hanno segnato la storia italiana. Nel raccontarli ho voluto togliere il sentimento di rabbia che accompagna la loro narrazione. Quando raccolgo storie di persone che sono morte prematuramente mi capita spesso di ascoltare amici e parenti che lamentano la perdita di un futuro per i loro cari scomparsi. Raccontare Pinelli che precipita verso il cortile della Questura e gli 85 esseri umani fatti a pezzi il 2 agosto 1980 non significa solo ricordare ciò che sono stati, ma anche ciò che non sono potuti essere, il futuro che gli è stato negato. I sopravvissuti rimpiangono soprattutto questa mancanza che non somiglia al vuoto, che può essere riempito, ma al nulla».

© Musacchio, Ianniello & Pasqualini


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