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Speciale Pippo Delbono

Speciale Pippo Delbono

Pippo Delbono, autore, regista di teatro e cinema, attore, tra le personalità più apprezzate nel panorama contemporaneo teatrale, ha preso parte al cartellone #laculturanonsiferma - presentato dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con ERT - rendendo disponibili alla visione gratuita in streaming i film di alcuni spettacoli del repertorio della Compagnia Pippo Delbono che raccontano, attraverso un arco di dieci anni circa, il suo teatro e i suoi progetti. Un tratto distintivo delle sue opere è la partecipazione di persone provenienti da situazioni sociali di emarginazione, diventati membri stabili del gruppo di lavoro dando vita a un’esperienza scenica unica: una commistione poetica di immagini, scrittura originale, musica e danza. Questi lavori hanno avuto un percorso di lunghe tournée in tutto il mondo con teatri pieni e oggi, in via straordinaria, sarà possibile vederli in versione integrale dalle proprie case.

Il progetto di diffusione degli spettacoli ha preso ora una nuova forma, decisamente ambiziosa.
Torniamo a mettere a disposizione del pubblico di tutto il mondo, per tutto il mese di settembre, alcuni spettacoli del repertorio in una nuova veste: per la prima volta con la possibilità di scegliere fra più lingue i sottotitoli dello spettacolo. Saranno disponibili le seguenti opzioni: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco, rumeno, russo, tedesco, sloveno, nederlandese.

I video resteranno disponibili sul sito di ERT fino al 30 settembre


Sottotitoli disponibili in italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese, polacco, russo, tedesco, sloveno, rumeno, nederlandese

Sottotitoli a cura di Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Nazionale I Compagnia Pippo Delbono

Disponibili in spagnolo grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires - Argentina
Teatro Coliseo di Buenos Aires
ITALIAXXI
Istituto Italiano di Cultura di Santiago - Cile
Teatro a Mil Foundation

Disponibili in portoghese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Lisbona - Portogallo
Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro - Brasile
In collaborazione con Festival Internacional de Almada

Disponibili in francese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Parigi - Francia

Disponibili in polacco grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Varsavia - Polonia
Istituto Italiano di Cultura di Cracovia - Polonia
In collaborazione con Malta Festival - Poznan - Polonia

Disponibili in russo grazie al supporto di:
Baltic House Theatre-Festival - Russia

Disponibili in rumeno grazie al supporto di:
Festivalul Internațional de Teatru de la Sibiu- Romania

Disponibili in nederlandese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam - Paesi Bassi
In collaborazione con Koninklijke Vlaamse Schouwburg KVS - Belgio
Internationaal Theater Amsterdam -  Paesi Bassi

Disponibili in tedesco grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Zurigo - Svizzera
Istituto Italiano di Cultura di Amburgo - Germania
Si ringrazia: Zürcher Theater Spektakel - Svizzera

Disponibili in sloveno grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Lubiana - Slovenia
in collaborazione con Teatro Nazionale Sloveno di Maribor- Slovenia

uno spettacolo di Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Raffaella Banchelli, Bobò, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo
scene Claude Santerre
luci Robert John Resteghini
direttore tecnico Fabio Sajiz - responsabile suono e fonico Angelo Colonna - luci Orlando Bolognesi - sarta Carla Taddei 
scene e costumi realizzati nei laboratori del Théâtre de la Place di Liege
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Festival delle Colline Torinesi, Théatre de la Place di Liege, Théatre du Rond Point- Paris, TNT Théatre National de Toulouse Midi – Pyrénées, Maison de la Culture d’Amiens, Le Merlan Scène Nationale de Marseille, Le Fanal Scène Nationale de Saint Nazaire
Debutto: 3 ottobre 2006 Teatro Argentina – Roma

Una stanza bianca. Vuota. Una scatola senza finestre. Tagli di luce dall’alto. Un battito di un cuore che pulsa forte, sempre più forte. E poi scompare.
Esseri umani sconosciuti tra di loro. Alieni. Di un tempo futuro e di un tempo passato. Eleganti. Dai vestiti antichi e alla moda. Il viso bianco.
Riproducono giochi. Di adulti. Sadici. Violenti. Crudi.
Salò, il film sacro di Pasolini sulla bestialità dell’essere umano. Questo buio feroce. Esseri umani. Persi. Isolati tra loro. Si cercano. Si trovano. Si perdono. Di nuovo.
«Ognuno traccia intorno a sé un cerchio magico e lascia fuori tutto quello che non si adatta ai suoi giochi segreti».
Esseri Umani. Che gridano. Che piangono.
Come bambini. Incoscienti. Perduti. Un gioco che si allarga verso quelli che li guardano nella platea. Lo spazio che li divide da loro scompare. Il cerchio magico si allarga. E poi si richiude di nuovo. Come una pietra gettata in un lago. Che crea altri cerchi. Cerchi che si moltiplicano, si accavallano, ritornano, scompaiono. Come le note di una musica che si ripetono uguali e diverse. Un polmone vivo sotto l’acqua apparentemente ferma. Che pulsa. La pietra sopra il cuore. Il battito del cuore sotto la pietra. Una breccia feroce di luce come i tagli di luce nei drammatici visi del Caravaggio. Voglio gente per rincorrere con me la luce. È un’esplosione. Un concerto rock. Una catarsi. Una rivolta. Rompere i muri con un grido che squarcia la tela come nei quadri di Frida Kahlo la pittrice messicana che dipingeva la sua carne ferita. O i corpi grassi dei torturati nei dipinti del colombiano Botero. Dilaniati.
Da un paese in guerra da anni, da molti anni. Da sempre. E i fiori che spuntano ancora da quella carne. Morta. «Per un minuto di vita, per un minuto vedere nel cervello piccoli fiori». I fiori rossi sempre più fiori da sempre più ferite. Luce sempre più luce nonostante il buio. «Vedere piccoli fiori che danzano come parole sulla bocca di un muto». Ancora, ancora voglio scrivere d’amore.

Pippo Delbono


Sottotitoli disponibili in italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese, rumeno, polacco, russo, tedesco, sloveno, nederlandese

Sottotitoli a cura di Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Nazionale I Compagnia Pippo Delbono

Disponibili in spagnolo grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires - Argentina
Teatro Coliseo di Buenos Aires
ITALIAXXI
Istituto Italiano di Cultura di Santiago - Cile
Teatro a Mil Foundation

Disponibili in portoghese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Lisbona - Portogallo
Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro - Brasile 
In collaborazione con il Festival Internacional de Almada

Disponibili in francese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Parigi - Francia

Disponibili in rumeno grazie al supporto di:
Festivalul Internațional de Teatru de la Sibiu

Disponibili in polacco grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Varsavia - Polonia
Istituto Italiano di Cultura di Cracovia - Polonia
In collaborazione con Malta Festival - Poznan - Polonia

Disponibili in russo grazie al supporto di:
Baltic House Theatre-Festival - Russia

Disponibili in rumeno grazie al supporto di:
Festivalul Internațional de Teatru de la Sibiu- Romania

Disponibili in nederlandese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam - Paesi Bassi
In collaborazione con Koninklijke Vlaamse Schouwburg KVS - Belgio

Disponibili in tedesco grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Zurigo - Svizzera
Istituto Italiano di Cultura di Amburgo - Germania

Disponibili in sloveno grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Lubiana - Slovenia
in collaborazione con Teatro Nazionale Sloveno di Maribor- Slovenia

uno spettacolo di Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballaré, Bobò, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Marigia Maggipinto, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella e con la partecipazione di Alexander Balanescu 
musiche originali Alexander Balanescu
scene Claude Santerre
costumi Antonella Cannarozzi
luci Robert John Resteghini
direttore tecnico Fabio Sajiz - responsabile suono Angelo Colonna - fonico Corrado Mazzone
luci, video Orlando Bolognesi - elaborazione costumi Elena Giampaoli
scene costruite nel laboratorio D.ex M. — sartoria Théâtre de la Place-Liège
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Théâtre du Rond Point – Paris, Théâtre de la Place – Liège, Théâtre National de Bretagne – Rennes
Debutto: 3 maggio 2011 Teatro Verdi - Padova

Dinanzi a questo lavoro di Pippo Delbono ci ritroviamo come all’inizio di un viaggio visionario, sulla soglia di una sequenza di quadri, nel corpo di una drammaturgia che ci mostra, senza falsi pudori, la verità della follia. Dopo la battaglia è una composizione che spalanca le porte del nostro buio esistenziale, sfociando in flusso continuo, trapassandone lo spazio. Trovando il ritmo proprio della danza e della musica, cercando nelle parole e nei versi l’accordo di emozioni e linguaggi, trasfigurando il dolore del presente nella fede nel futuro. Gli attori della Compagnia Delbono irrompono continuamente nell’inatteso, in un mare in perenne metamorfosi, dove la salvezza possibile avviene dopo l’ineludibile naufragio. Accompagna questo viaggio una presenza nuova, la danzatrice Marigia Maggipinto, già storica componente della compagnia di Pina Bausch.
Delbono fiancheggia e sospinge i suoi compagni sulla scena di uno spazio neutro, uno spazio-mente grigio, crocevia del nostro immaginario, dove scorrono le figure del nostro mondo, dove vivono i vizi e le miserie di un popolo ingabbiato e cieco, le cui mosse si fanno automatiche.
Vi riecheggiano, in un rito laico e sacrale, brani tratti da autori come Antonin Artaud, Franz Kafka, Alda Merini, Pier Paolo Pasolini, Walt Whitman, Rainer Maria Rilke, Alejandra Pizarnik riscritti da Pippo Delbono. Scena di versi e parole che accade sulle note di Giuseppe Verdi, Niccolò Paganini, Pëtr Ilic Cajkovskij e le cui note si intrecciano alla musica originale, eseguita dal vivo di Alexander Balanescu, violinista, compositore contemporaneo, interprete della nuova musica a cavallo tra primo e secondo millennio. Uno spettacolo che rappresenta una tappa importante nel percorso artistico di Delbono, che immette una linfa diversa nel suo linguaggio, puntando su effetti video e atmosfere cinematografiche, su immagini realizzate dallo stesso Delbono con il suo telefono cellulare, a proseguire la sperimentazione del suo La Paura. Nella forma di un teatro espanso, tracciato di corpi e testi, di forme del dire e del rappresentare, di toni che nella musica e nella danza si fanno azioni, verbo incarnato di attori, in un teatro che si fa carne del suo tempo, del nostro tempo.



Sottotitoli disponibili in italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese, polacco, russo, tedesco, sloveno, rumeno, nederlandese

Sottotitoli a cura di Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Nazionale I Compagnia Pippo Delbono

Disponibili in spagnolo grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires - Argentina
Teatro Coliseo di Buenos Aires
ITALIAXXI
Istituto Italiano di Cultura di Santiago - Cile
Teatro a Mil Foundation

Disponibili in portoghese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Lisbona - Portogallo
Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro - Brasile
In collaborazione con il Festival Internacional de Almada

Disponibili in francese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Parigi- Francia

Disponibili in polacco grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Varsavia - Polonia
Istituto Italiano di Cultura di Cracovia - Polonia
In collaborazione con Malta Festival - Poznan - Polonia

Disponibili in russo grazie al supporto di:
Baltic House Theatre-Festival - Russia

Disponibili in rumeno grazie al supporto di:
Festivalul Internațional de Teatru de la Sibiu- Romania

Disponibili in nederlandese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam - Paesi Bassi
In collaborazione con Theaterfestival Boulevard ’s-Hertogenbosch - Paesi Bassi
Koninklijke Vlaamse Schouwburg KVS - Belgio

Disponibili in tedesco grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Zurigo - Svizzera
Istituto Italiano di Cultura di Amburgo - Germania
Si ringrazia Neue Stücke aus Europa, Wiesbaden - Germania

Disponibili in sloveno grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Lubiana - Slovenia
in collaborazione con Teatro Nazionale Sloveno di Maribor - Slovenia
si ringrazia Teatro Stabile Sloveno di Trieste - Italia

uno spettacolo di Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella 
immagini e film Pippo Delbono
luci Robert John Resteghini
musiche di Enzo Avitabile e Deep Purple, Miles Davis, Philip Glass, Victor Démé, Joan Baez, Nino Rota, Angélique Ionatos, Wim Mertens, Pietro Mascagni
direzione tecnica Fabio Sajiz - suono Giulio Antognini - luci e video Orlando Bolognesi - elaborazione costumi Elena Giampaoli
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Nuova Scena- Arena del Sole- Teatro Stabile di Bologna, Théâtre du Rond Point- Parigi, Maison de la Culture d’Amiens- Centre de Création et de Production
Debutto: 31 maggio 2013 Teatro Comunale Luciano Pavarotti - Modena

«Ancora posso scrivere d'amore» scriveva il poeta Dario Bellezza, grande amico di Pier Paolo Pasolini morto ucciso dall'aids.
L'orchidea è il fiore più bello ma anche il più malvagio, mi diceva una mia amica, perché non riconosci quello che è vero da quello che è finto.
Come questo nostro tempo.
In Orchidee c'è, come in tutti i miei spettacoli, il tentativo di fermare un tempo che sto attraversando. Un tempo mio, della mia compagnia, delle persone che lavorano ormai da molti anni con me, ma anche un tempo che stiamo attraversando e vivendo oggi tutti noi. Italiani, europei, occidentali, cittadini del mondo.
Un tempo confuso dove mi sento, ci sentiamo, in tanti, credo, sperduti...
Con la sensazione di aver perduto qualcosa. Per sempre. Forse la fede politica, rivoluzionaria, umana, spirituale.
Orchidee nasce anche da un grande vuoto che mi ha lasciato mia madre quando è partita per sempre. Mia madre che dopo i conflitti, le separazioni, avevo rincontrato per ridiventare amici. Io, un po’ più grande un po’ più saggio, lei vecchia ritornata un po’ più bambina.
E così il vuoto. Il sentirsi non più figlio di nessuno. Il vuoto dell'amore.
Ma Orchidee nasce anche da tanti vuoti, da tanti abbandoni.
Il vuoto che viviamo nella cultura, nell'essere artisti perduti. Il teatro che spesso sento un luogo diventato troppo polveroso, finto, morto. La menzogna accettata, della rappresentazione teatrale.
Ma Orchidee parla anche del bisogno vitale di riempire quel vuoto.
Parla del bisogno di ricercare ancora, altre madri, altri padri, altra vita, altre storie.
E poi stranamente le parole "importanti" del teatro che volevo abbandonare mi sono ritornate addosso e hanno ritrovato un loro senso nuovo, incastrate con la mia vita.
E anche la mia vita forse è diventata con quelle parole, la vita di tanti altri.
Credo che Orchidee rappresenta per me quel bisogno vitale, incontenibile, di continuare ancora nonostante tutto a scrivere, a parlare dell'amore.

Pippo Delbono


Sottotitoli disponibili in italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese, polacco, russo, tedesco, sloveno, rumeno, nederlandese

Sottotitoli a cura di Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Nazionale I Compagnia Pippo Delbono

Disponibili in spagnolo grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires - Argentina
Teatro Coliseo di Buenos Aires
ITALIAXXI
Istituto Italiano di Cultura di Santiago - Cile
Teatro a Mil Foundation

Disponibili in portoghese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Lisbona - Portogallo
Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro - Brasile
In collaborazione con il Festival Internacional de Almada

Disponibili in francese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Parigi - Francia

Disponibili in polacco grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Varsavia - Polonia
Istituto Italiano di Cultura di Cracovia - Polonia
Si ringrazia Istituto di Jerzy Grotowski a Breslavia
Olimpiadi teatrali - Il mondo è un luogo di verità, Breslavia 2016

Disponibili in russo grazie al supporto di:
Baltic House Theatre-Festival - Russia

Disponibili in rumeno grazie al supporto di:
Festivalul Internațional de Teatru de la Sibiu - Romania

Disponibili in nederlandese grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam - Paesi Bassi
In collaborazione con Koninklijke Vlaamse Schouwburg KVS - Belgio

Disponibili in tedesco grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Zurigo - Svizzera
Istituto Italiano di Cultura di Amburgo - Germania
Si ringrazia euro-scene Leipzig - Germania

Disponibili in sloveno grazie al supporto di:
Istituto Italiano di Cultura di Lubiana - Slovenia
in collaborazione con Teatro Nazionale Sloveno di Maribor - Slovenia

uno spettacolo di Pippo Delbono
con
 Iolanda Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Vlasta Ramljak, Pepe Robledo, Grazia Spinella, Nina Violić, Safi Zakria, Mirta Zečević 
con la partecipazione nel film dei rifugiati del centro di accoglienza PIAM di Asti
immagini e film Pippo Delbono
musiche originali digitali per orchestra e coro polifonico Enzo Avitabile
scene Claude Santerre
costumi Antonella Cannarozzi
disegno luci Fabio Sajiz
direzione tecnica Fabio Sajiz - luci, video Orlando Bolognesi - suono Pietro Tirella
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Hrvatsko Narodno Kazalište- Zagabria
co-produzione Théâtre Vidy- Lausanne, Maison de la Culture d'Amiens - Centre de Création et de Production, Théâtre de Liège
Debutto: 12 gennaio 2016 Theatre Vidy - Lausanne

«A pensarci bene, Cristo è l’unico anarchico che ce l’ha fatta» ha scritto André Malraux.
Qualche giorno prima di morire mia madre, fervente cattolica, mi ha detto: «Perché, Pippo, non fai uno spettacolo sul Vangelo? Così dai un messaggio d’amore. C’è n’è così tanto bisogno di questi tempi». E io ho pensato subito alle recite che facevo da piccolo nella parrocchia, dove interpretavo Gesù bambino coi riccioli biondi, innamorato anch’io come lei di quel mondo di preti, di chiese, di incensi, di rappresentazioni teatrali.
E poi mi è venuto in mente quando da grande ho recitato ancora Dio, in un film di Peter Greenaway. Ma questa volta facevo anche il Demonio. E Lot, che faceva l’amore con le sue figlie e imprecava contro Dio e il Demonio.
Un personaggio in quel film diceva: «Non è Dio che ha creato l’uomo, ma è l’uomo che ha creato Dio». E ho pensato a tutte le conquiste, le stragi, le guerre, le menzogne, le false morali create per quell’ipotesi di Dio.
Ma anche alla bellezza, all’arte, e alla poesia che quell’idea di Dio ha portato in questi duemila anni.
E a quello che diceva Marx: «La religione è un sospiro dell’anima in un mondo senz’anima».
E così ho iniziato a filmare e a fotografare le immagini che ho incontrato nei miei viaggi in Italia, in Francia, in Romania, in Russia, in America Latina. Immagini di Madonne, di Cristi, di martiri. Ovunque trovavo qualcosa che aveva una relazione con quella storia. Ovunque ho visto Cristi dai volti dolorosi, seri. Molto poco ho visto la gioia nei volti di quei Cristi. Mi sono sentito come in prigione. Ho avuto un senso di rifiuto profondo per tutta quella iconografia buia, pesante, sofferente legata a quel Vangelo.
E così mi sono perduto, come faccio sempre quando costruisco i miei spettacoli, dimenticando quel Vangelo, o forse portandomi dietro di quel Vangelo solo il nome.
E sono finito a incontrare persone che erano arrivate in mare dall’Africa e dal Medio Oriente, attraversando oceani ma anche deserti, frontiere, carceri, muri. Ho incontrato anche degli zingari, che abitavano in luoghi di totale degradazione.
E ho iniziato a stare con quei profughi, a conoscerli, a condividere con loro la vita. Li ho ospitati da me, e loro mi hanno ospitato nel loro centro di accoglienza. Abbiamo condiviso le storie, il cibo, il tempo.
E poi ho iniziato a cercare paesaggi, mari, tramonti, cieli che mi raccontassero miracoli, luce. «Quei calci lanciati verso il cielo – scriveva Pasolini guardando i ragazzi giocare a pallone - ci insegnano a lanciare i nostri desideri il più lontano possibile, in modo che la gioia del gioco ci accompagni fino alla morte».
E poi mi sono trovato a guardare per dieci giorni un crocifisso appeso a un muro bianco, io, inchiodato in un letto di ospedale per una malattia agli occhi. Vedevo doppio e cercavo di mettere a fuoco quell’immagine davanti a me. Vagavo per i corridoi dell’ospedale, cercando di raccontare –ancora una volta con la mia camera- quel mio disperato e grottesco vedere doppio.
Come vedo doppio, disperato e grottesco questo tempo che attraversiamo, dove non riconosci più il vero dal falso, il reale dall’irreale, dove l’esasperazione del moderno ci ha fatto dimenticare qualcosa di sacro, di antico.
E alla fine mi sono rimaste dentro quelle immagini, quelle voci, quei suoni, quegli echi, quei silenzi sentiti in quei campi di zingari e di profughi, in quelle corsie d’ospedale, ma anche quella forza vitale, quella inspiegabile gioia trovata nei luoghi deputati al dolore.

Pippo Delbono